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Corso di Arti Marziali: 4 Verità da Considerare! #1

Stai cercando un corso di arti marziali? Vorresti  imparare le basi del combattimento?

Le informazioni presenti in questo articolo potranno supportare la tua ricerca!

4 semplici passaggi per contestualizzare la pratica di queste discipline secondo i bisogni del nostro tempo.

Buona lettura!

1. Chi

“Mi piacerebbe molto seguire un serio percorso nelle arti marziali, ma non saprei da dove iniziare. Suggerimenti?” 

Si dice che un buon allievo preferisca spendere 3 anni di tempo per cercare un buon maestro piuttosto che perderne 3 con qualcuno che cerca di imitarne l’essenza.

Senza dubbio necessitiamo di un insegnante Davvero Esperto nella Pratica. Questo è possibile quantificarlo attraverso alcuni elementi.

Lo Stile

Innanzitutto dovremmo informarci dettagliatamente sulla disciplina che vogliamo praticare. Molti oggi amano parlare di evoluzioni e sincretismi. Tuttavia, ciò che ci serve è un metodo consolidato, non un riassunto.

Es. Se scegliete il Karate accertatevi che sia Karate. Ricercate tra i diversi stili, le origini, i maestri, la tipologia di allenamento, etc. Qualora vogliate implementare altre tecniche ci saranno altrettanti esperti che vi potranno aiutare. Purchè adottiate la stessa ricerca analitica.

Una volta scelto il maestro, chiedetevi sempre per quanto tempo potrà insegnarvi e se è davvero intenzionato a trasmettervi l’arte. Un apprendimento di base richiede circa tre anni ininterrotti sotto la supervisione del maestro.

Scremiamo la nostra lista da tutti coloro che hanno appreso recandosi saltuariamente, e per brevi periodi, nei paesi d’origine della disciplina.

La qualità di movimento

Oggi ci sono notevoli supporti video che ci aiutano a capire le caratteristiche di una disciplina e ridurre il range di errore: movimenti di base, postura, equilibrio, fluidità, etc. Chi si è allenato adeguatamente mostrerà un movimento ineccepibile comunicandovi il sapore stesso della disciplina.

Il combattimento

Un buon marzialista non rifiuta mai uno sparring tecnico. Il nostro insegnante dovrebbe essere in grado di cimentarsi in situazioni dinamiche, non soltanto eseguire delle mosse prestabilite del tipo “dammi un pugno, un calcio, etc”.

Nelle arti marziali lo sparring va costruito per livelli e funziona diversamente rispetto agli sport da ring/gabbia.

In un contesto reale (come per strada) le regole sono assenti. Questo però non esonera l’insegnante di arti marziali dal confronto tecnico con chi pratica sport da ring. Purchè sia sempre un confronto costruttivo e non un match.

Data l’abitudine nello sparring finalizzato alla gara, può capitare che il fighter parta alla riscossa con colpi forti e mirati, mettendo momentaneamente fuori misura l’insegnante di arti marziali. Ed è chiaro che sia così.

Ma, se quest’ultimo è davvero abile, anche soffrendo un po’, troverà il suo ritmo, nonostante le differenze tra i due.

Il fighter allena sempre automatismi costruiti sulla base delle regole di gara: poche cose fatte con perizia. Tuttavia il buon insegnante di arti marziali dovrebbe cimentarsi ogni volta che ne ha l’opportunità e senza scuse, che sia boxe, muay thai o mma.

Attraverso confronti del genere, il fighter può conoscere schemi motori e tempi diversi dai suoi, un marzialista invece continua ad addestrarsi a più situazioni ed imprevisti. Un beneficio per entrambi.

Scartiamo dalla lista tutti coloro che, pur parlando di combattimento, non combattono, o non hanno mai combattuto “realmente”.

corso di arti marziali

Background Professionale

Non lasciamoci incantare da chi racconta di essere stato campione in una disciplina sconosciuta dall’altra parte del mondo: son cose che si fanno per costruire un buon marketing e quasi sempre si basa su dati fake.

Ci fu un tizio che creò letteralmente un personaggio, inventandosi una storia sul kumitè. Un torneo segreto nel quale combattenti di diversi stili si affrontavano fino alla morte. Lui  fu il vincitore, chiaramente (!?). Da qui fu scritturato il celebre film interpretato da J.C. Van Damme “Senza Esclusione di Colpi”. Solo dopo molti anni si scoprì il misfatto.

Incredibile vero? Ancor di più è sapere che, anche in Italia, alcuni hanno tratto ispirazione! Ma purtroppo per loro, anche se hanno saputo vendersi discretamente, non sono riusciti a farsi scritturare per un film! Ad ogni modo.. mai dire mai!

Oltre ai presupposti scritti sopra, un buon allenatore, ad oggi, è senz’altro una persona che possiede una formazione di carattere universitario. In molti paesi si lavora già così. Ovviamente si parla di “formazione professionale”, non hobbistica.

Possiamo ripulire la lista da tutti coloro che affermano di essere diventati esperti in poco tempo, tramite stage o corsi intensivi.

Sulla questione umana

Bel dilemma! Spetta a noi notare eventuali ipocrisie ed incoerenze da parte dell’insegnante.

Il suo stile di vita è in linea con ciò che insegna? E’ sempre utile ricordare la differenza tra il Budda e chi invece parla di filosofia buddista senza mai incarnarla.

Parlare di sè in terza persona è per esempio un disturbo psichico riconosciuto.

“Mario Rossi è stato reputato uno dei maggiori esponenti dello stile della montagna, poi nell’anno mille-tot si è affermato campione”… e così via.

Parlare spesso di filosofia, PNL o visioni luminarie in linguaggio metafisico è anch’esso sintomo di assenza dal momento presente.

Possiamo osservare se il maestro in questione si dedica equamente a tutti i suoi allievi e se presenta soluzioni per ognuno di essi. Possiamo notare come impiega il tempo: quanto ne utilizza per allenarvi, per parlare, per fare fotografie, video promozionali, etc.

Oppure possiamo contare tutte le volte che adotta la parola “io” nei suoi discorsi e quante altre si pone in maniera autoreferenziale e romanzata.

Piccoli spunti da rimandare alle valutazioni personali.

2. Cosa

“Mi alleno da molto tempo ma non riesco a trovare un buon ritmo. I miei progressi procedono a rilento. Cosa fare? Che tipo di allenamento pensi sia migliore? Come devo prepararmi se voglio davvero imparare a combattere? E’ importante l’aspetto spirituale?” 

Nel contesto odierno ognuno ha ritmi diversi: studio, lavoro, hobbies… La preparazione dovrebbe essere specifica e individuale, pianificata in base alla persona: tempi, abilità e attitudini.

Se ci si allena rispettando la propria natura e con tanta determinazione si ottengono senz’altro risultati.

E’ da molto tempo ormai che molti professionisti di settore parlano di movimento libero (Leggi l’articolo sul Bodyweight). Schemi motori per fluidificare e consapevolizzare il corpo unitamente a sessioni di mindfulness per la centratura e la gestione dello stress. Consulta la Guida alla Meditazione

La didattica marziale dovrebbe affrontare il combattimento a 360°, anche avvalendosi di più professionisti se necessario.

Imparare le basi di striking, grappling e atterramenti veloci per poi dedicarsi alle qualità individuali.

Più che parlare di spiritualità (o tono dell’umore), potremmo serenamente dedicarci allo sviluppo del buon senso, capacità di discernimento, equilibrio e coerenza, per realizzare i target prefissati ed aiutare il prossimo.

Le cose avvengono man mano che si fanno.

Migliorare se stessi sulla base dei propri talenti, per condividersi all’interno di un contesto sociale, sempre più multiculturale.

Clicca su questo link per leggere la seconda parte!

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