Arti MarzialiMuay Experience

Il Praticante di Arti Marziali: un viaggio oltre la metafora

Durante la mia esperienza, ho spesso sentito narrare molte storie curiose in merito al praticante di arti marziali.

Il più delle volte si tratta di veri e propri romanzi fantasiosi estrapolati dalla media credenza, popolare e cinematografica. Sfere di luce, colpi segreti, salti mortali, masse che si smuovono con l’energia interiore, etc.

Quasi mai riusciamo davvero a comprendere di cosa si occupa effettivamente un vero praticante di arti marziali.

Sicuramente ci sono delle caratteristiche portanti che potrebbero trasformare un semplice amatore di discipline da combattimento in un candidato alla Via del Guerriero. Ma per capire questo dobbiamo scendere fino in fondo: dobbiamo comprendere cosa sia “la pratica oltre la metafora”.

Equilibrio e Salute

Il praticante di arti marziali si occupa QUOTIDIANAMENTE di mantenere il suo corpo in salute. Ma non si tratta di un allenamento fisico fine a se stesso.

Nella cultura moderna spesso pensiamo al corpo soltanto come oggetto di piacere e compiacimento. Renderlo attraente, forte e performante per fini che esulano da uno dei principali obiettivi del marzialista: l’equilibrio.

Infatti, il corpo non è costituito soltanto da muscoli, ma anche da ossa, tendini, nervi, organi e fluidi vitali (umori). A questi poi si associano altre componenti funzionali come la realizzazione posturale, la respirazione, l’attività mentale ed il conseguente tono dell’umore.

Quindi il concetto di salute del praticante di arti marziali si occupa di inanellare questi ingredienti in un unico filo conduttore. Ne analizza la sinergia attraverso lo studio pratico del corpo umano, nella sua interezza.

In questo senso, il condizionamento fisico è una conseguenza relativa al gesto da compiere. E’ un effetto scaturito da una causa ben diversa: ossia un movimento che risponde a determinate funzioni.

Ma è allenamento funzionale o crossfit? No, dobbiamo fare molti passi indietro: è il movimento umano, nato con noi, parte di noi. E’, e basta.

Sull’attività mentale e spirituale.

L’euforia data dal rilascio di serotonina (ed altre sostanze) dopo un allenamento fisico ad alta intensità NON E’ il fine del praticante di arti marziali.

Il suo obiettivo è esattamente l’opposto, ossia quello di bilanciare e ripulire la mente da tutto ciò che può intralciare la LUCIDITA’. Essere cosciente di ogni cosa e situazione, inerenti a se stesso e agli altri.

Quando sarà il momento di compiere imprese, allora il praticante di arti marziali saprà di non poterlo fare da sobrio: e appunto, ne è COSCIENTE. Deciderà lui quando e se sarà il momento: discernimento, non dipendenza.

Arrivati a questo punto, il praticante di arti marziali è cosciente del suo umore e di quello degli altri. Non si lascia schiacciare da quello altrui, e non fa pesare il proprio. Equilibrio.

praticante di arti marziali

Combattimento

Per il praticante di arti marziali combattere può significare tante cose. Combattere nella vita di ogni giorno, combattere in una situazione grave o imbarazzante, combattere per salvare la propria vita, per proteggere i più deboli, combattere per imparare a smettere di combattere.

Sicuramente il combattimento sportivo NON E’ la sua prerogativa. Bensì aderisce alla sola Regola della Natura.

Può accadere che l’artista marziale abbia delle esperienze sportive, ma l’Arte Marziale propriamente detta NON NASCE COME SPORT, nemmeno come competizione o performance. Arti Marziali e Sport da Combattimento possono incontrarsi e collaborare, ma le loro finalità sono marcatamente differenti.

All’ottava alta, il praticante di arti marziali è a conoscenza dei risvolti umani celati dietro il termine “combattimento”. All’ottava bassa, intende ed allena il combattimento per terminare l’avversario con tutti i mezzi a disposizione per sopravvivere. E’ un amante della buona musica, quindi si addestra a bilanciare le due ottave.

Data la finalità, la tecnica allenata dal praticante di arti marziali resta sempre molto grezza e povera. Pochi fondamentali, e ripetizione da brivido. (Clicca e leggi l’articolo su Zen e Allenamento)

Se adesso, in questo preciso istante, non riusciamo a rimanere almeno 5 minuti fermi a riflettere su “ripetizione da brivido” credo che non potremo mai comprendere cosa sia un praticante di arti marziali.

La routine

Si parla molto spesso del minimalismo di un praticante di arti marziali. Ma in cosa consiste veramente?

Dalla mattina quando si alza fino alla sera quando va a dormire, la sua realtà è talmente semplice da diventare per molti troppo spaventosa e tremendamente inquietante. Snerva solo a pensarci.

Dorme quanto basta, mangia solo per nutrirsi (NIENTE CIBO SPAZZATURA), parla quando è necessario, esercita la gentilezza, si allena incessantemente, non aspira ai risultati. Ogni tanto si dimentica di tutto questo, fa un grande giro, e poi ricomincia.

Analizziamo soltanto il risveglio mattutino del praticante di arti marziali.

Sveglia. Pratiche di respirazione. Automassaggio. Pratiche disintossicanti. Meditazione. Esercizio a tema. Dopo tutto questo magari fa colazione. Tutti i giorni. E siamo solo alla sveglia.

Ad ognuno le proprie osservazioni.

L’essenza di tutto questo altro non è che esserne consapevole.

“Tutto qui? E le storie dei maestri sperduti sulla montagna? Dei tornei mortali in posti sconosciuti? Dei mesi chiusi in una grotta a meditare? Del maestro che ti stira le gambe con le corde? Delle spedizioni nella foresta per provare quanto sei forte? Di chi sposta le persone senza nemmeno toccarle? Dello sfigato secco che vince contro Ercole? Dai parlami di quando hai dormito fuori la casa del tuo maestro per farti accettare come allievo al Grande Tempio. Raccontami della prima volta che lo hai incontrato, quando ti ha invitato a colpirlo e lui ti ha steso con lo sguardo.”

La mamma adesso ti prepara una bella cioccolata calda eh? La vuoi??

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