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Marketing e Arte Marziale: come riconoscere i venditori?

Marketing e Arte Marziale sono ormai diventati un must per tutti coloro che cercano di monetizzare con qualcosa che non è vendibile. Infatti, l’arte smette di essere tale già dal momento in cui si prova a venderla.

Quindi questo non è un articolo per consumatori.

Per ragioni abbastanza ovvie non cercherò vanamente di spiegare perchè l’arte non si può vendere, tantomeno svendere. Quindi mi limiterò ad alcune semplici osservazioni analitiche.

Non mi riferisco a chi vive onestamente, sulla base delle proprie reali competenze, senza invenzioni ed attaccamenti.  Ma parlo di chi escogita una trama logica e scientifica, per raggiungere fama e soldi, perdendo l’anima sua e quella della stessa arte.

Per coloro che sono davvero interessati allo stato puro dell’arte questo potrebbe rappresentare un grande limite. Spesso mi chiedono come mai sia diventato impossibile trovare un maestro che incarni davvero i nobili principi di certe discipline.

Mi piacerebbe allora dare una risposta concreta e disinteressata, in modo tale che ognuno possa ragionarci per proprio conto.

Ciò che scrivo è sempre il risultato di tutte le mie esperienze. La mia intenzione è semplicemente quella di lasciar trasparire le cose come sono, null’altro.

Cerchiamo ora di capire, a grandi linee, quali sono le considerazioni principali che guidano il venditore.

Innovazione

Chi si appresta a vendere un prodotto cerca costantemente di essere “innovativo”.

Ha compreso che, in media, la gente è persuasa da ciò che è nuovo, dal mistero, dall’ignoto. Quindi il venditore è disposto ad inventarsi di tutto. Si ostina a voler dar vita a tutti i costi anche a ciò che ha già una vita propria.

Nel campo delle arti marziali ci si sbizzarrisce. Mix di tecniche e tradizioni che vorrebbero invitare all’apertura mentale e a considerare la sua soluzione come una delle più efficaci.

Invece, agli occhi di attenti osservatori, ostenta semplicemente la sindrome di arrivismo e l’assenza di identità: nulla a che vedere con la spersonalizzazione dell’artista.

L’Arte in se è già innovativa per chi ne prende parte. L’autore è già intriso nell’arte, non può essere attore e cameraman al contempo. L’inestimabile valore dell’arte vive nella “non necessità” di essere innovativa.

Tempismo

Chi cerca di vendere un prodotto è sempre attento agli usi e i costumi del momento.

Se in un dato periodo sta andando di moda la mimetica allora indosserà anche lui la mimetica. Se vanno di moda certi movimenti al cinema o nei video games, allora anche lui cercherà di adattare i movimenti alla richiesta di mercato, e così via.

La scusante sarà quella di comunicare alle nuove generazioni quei valori che non è possibile trasmettere restando semplicemente chi si è. Anche in questo caso si dice che bisogna “stare al passo”.

L’Arte ha il suo passo. Chi l’apprezza si fermerà a scambiare, ma lei non accelera o rallenta per raggiungere il suo possibile acquirente! Può incontrare i bisogni del viandante di passaggio, ma senza perdere il suo naturale andamento.

Monopolio

Ogni buon venditore conosce a menadito questa legge.

Tutti coloro che vogliono vendere ad un certo livello fanno un analisi di mercato. Cercano di tastare l’ambiente per capire se c’è concorrenza.

I più astuti evitano la competizione, e si riallacciano al concetto di innovazione di cui abbiamo parlato sopra. Snaturando e snaturandosi all’inverosimile.

L’Arte non conosce concorrenza. Potrebbe mai essere un monopolio? Ed è così che la religione ti offre un messia che risorge ed un altro che si reincarna, così entrambi hanno un monopolio. La spiritualità invece è universale, è per tutti ma è praticata solo dai “non addicted”.

marketing e arte marziale

Linguaggio Emotivo

La pubblicità rivolta alla vendita adotta un linguaggio emotivo ed infantile.

Rivolgersi con un tono emotivo e poco adulto è un ottimo mezzo per suggestionare il grande pubblico. In questo modo si provoca un corto circuito sull’analisi logica e si accede al lato “bambino” della persona, con la possibilità di insediarsi con potenti meccanismi associativi rispetto a ciò che il venditore propone.

Il venditore attuale conosce la programmazione neuro linguistica (PNL). Spesso, in associazione ai suoi corsi, vi propone anche di impararla. In questa maniera vi sta vendendo qualcosa all’interno di una vendita già in corso.

Lo scienziato Pavlov condusse una ricerca con i cani. Attraverso diversi esperimenti, riuscì a condizionare i comportamenti di questi animali con l’utilizzo di un campanello. Il mezzo per ottenere il risultato però era il cibo. Al momento della pappa veniva associato il suono del campanello. Il resto potete intuirlo.

L’Arte può emozionare per infiniti motivi, ma non si pre-occupa di prendere il controllo emotivo della persona. L’arte non cerca acquirenti, abbraccia inconsapevolmente gli estimatori.

Distribuzione

Un prodotto, per essere venduto in larga scala, necessita di possedere una grande capacità di distribuzione.

Per ottenere questo requisito, il bene di consumo deve essere facilmente reperibile e molto ripetibile.

Ragion per cui vengono insegnate tecniche a memoria e senza praticare i principi. Se voglio vendere è troppo più facile e intelligente creare un “sistema” di tecniche. Il pacchetto è pronto, imbustato e spedito!

La scusante di molti è: ma nella tecnica ci sono i principi. Certo, come insegnare lo stile di nuoto a farfalla ad una persona che non sa nemmeno galleggiare!

Chi si occupa di vendita organizza corsi istruttori. Per chi è interessato all’arte invece esiste solo il giorno d’inizio.

Ci sono delle guide che possono aiutarci a comprendere i contenuti dell’arte e a conoscere meglio i propri. Per il resto, niente più. A quel vuoto bisogna affacciarsi personalmente.

Fidelizzazione

Il venditore che ha capito come innovare, monopolizzare, comunicare e distribuire un prodotto, a questo punto si occupa di farlo perdurare nel tempo.

Al nome dell’arte assocerà target ed appuntamenti a cadenza regolare: cinture, gradi, esami, aggiornamenti, divise, diplomi, etc.

Un mio amico fu invitato dal suo maestro ad aggregarsi gratuitamente al Festival dell’Oriente. Arrivato li, il suo mastro-venditore gli dice “Son davvero contento di vederti, guarda ho anche preparato per te la divisa. Puoi indossarla e dopo giri liberamente per tutta la fiera”.

Attraverso questa manovra, il nostro venditore ha convinto la persona in oggetto ad indossare i suoi colori ed il suo logo: praticamente una pubblicità a piede libero all’interno del festival.

 

Giunti a questo punto credo che ognuno possieda il proprio grado di attenzione e sensibilità.

Ciascuno è libero di interpretare come meglio crede e gestire il proprio percorso sulla base delle proprie visioni, bisogni ed attitudini.

 

 

 

 

 

 

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