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Come affrontare gli ostacoli durante la meditazione – Atto V

Mentre meditiamo è molto facile interfacciarsi con ostacoli di diverso calibro. Sto parlando di eventi che prima o dopo ci troveremo davanti e che, in qualche modo, intralceranno il nostro cammino verso la consapevolezza.

Sebbene non ci sia una soluzione standard per tutti, ci sono sicuramente dei rimedi che ciascuno potrà personalizzare secondo i propri bisogni.

I principali ostacoli durante la meditazione possono essere di due tipi: fisici o mentali – emotivi

Quelli fisici di solito sono i primi a farsi vivi e rappresentano la prima vera barriera che si pone tra noi e la consapevolezza.

Sicuramente ognuno di noi avrà sperimentato il dolore fisico. Ciascuno possiede la propria soglia del dolore ed ognuno di noi lo percepisce in maniera diversa.

Ciò non toglie che ci troveremo davanti ad un ostacolo, e, se davvero vogliamo andare fino in fondo, dovremo avere il coraggio di affrontarlo.

Senza questo requisito ci ritroveremo sempre sconfitti ancor prima di iniziare.

Il dolore fisico può presentarsi per diversi motivi. Magari è la prima volta che assumiamo determinate posizioni e si possono verificare diverse reazioni.

Il corpo è altresì lo specchio dell’attività mentale: se la nostra mente si rifiuta di vedere e fronteggiare determinati eventi, il corpo farà lo stesso.

Stare seduti per molto tempo nella stessa posizione, spesso all’inizio, può dar luogo ad intorpidimenti vari, dolore alle gambe, mal di schiena/collo, male alle anche, sonnolenza, etc.

Non è che il principio. Questo genere di resistenza fisica richiede il nostro primo vero intervento.

Al presentarsi del dolore, dovremmo innanzitutto farci trovare. Non scappiamo, non fuggiamo e non lo ignoriamo: vogliamo e dobbiamo sapere che c’è. Non lo rifiutiamo: è una parte di noi.

Questo non significa essere masochisti, ma consapevoli di ciò che succede, e che nella maggior parte dei casi si tende a nascondere.

Quanto più evitiamo di vederlo tanto più rincara la dose

La prima cosa da fare è accertarsi di indossare abiti molto comodi, di star seduti nella maniera corretta e di non adottare posizioni troppo difficili da tenere, specie se si è alle prime armi. Ricordiamo la speciale attenzione da dedicare al respiro.

Il dolore è spesso accompagnato da tensioni a carico della zona interessata. Quindi, attraverso la presenza costante, dovremmo man mano rilassare queste tensioni.

Non dobbiamo assolutamente avere scatti e/o abbandonare la sessione. Restiamo calmi, sereni e inamovibili. Non lasciamoci scuotere dal turbamento. Osserviamo con attenzione.

Dobbiamo avere la pazienza e la curiosità di investigare. Scendiamo in profondità e chiediamoci se davvero questo dolore possa impedirci di continuare a visualizzare ciò che accade.

Se andiamo davvero nel profondo, potremo iniziare a percepire che, in realtà, qualcosa inizia a svanire. La presunzione e la smania di giudicare l’accadimento ed evitarlo man mano si dissolve e ci consente di restare.

ostacoli durante la meditazione

I dolori possono essere sempre diversi e di intensità variabile

Spesso sono commisurati alla durata della seduta. Se iniziamo a risolvere piccoli doloretti nel breve periodo, un giorno per volta, passo dopo passo, riusciremo a risolvere problemi di ben altra entità sul lungo tratto.

E’ un percorso che presenta vari gradi e livelli, e non possiamo saltarli.

Ricordiamo sempre l’importanza di non cadere nel tranello dello sforzo eccessivo e della sindrome da performance. Non è una gara e nemmeno una mortificazione.

Osservare e comprendere è il nostro compito. Facciamo tutto il possibile: i limiti vanno dapprima accolti con serenità, e poi magari superati.

In tutto questo è fondamentale fare affidamento alla concentrazione sul respiro. Contare gli atti repiratori, sentire il flusso dell’aria, il contatto dell’aria con le narici, etc.

Nel caso della sonnolenza possiamo implementare un’inspirazione molto profonda seguita da una lenta espirazione, controllata e non eccessiva. Ripetere diverse volte fino a riprendere la nostra osservazione, ritornando gradualmente ad un respiro più naturale.

Se abbiamo mangiato troppo e/o se abbiamo lavorato tanto dovremmo prima riposare adeguatamente

Appurato il primo stadio di resistenza, ossia quello fisico, noteremo che subito dopo vi è una resistenza ben più ostica. Questa è rappresentata dalla nostra attività mentale, dalle nostre emozioni e sensazioni astratte.

Talvolta può sopraggiungere un senso di noia, scoraggiamento, nostalgia, oppure un enorme senso di paura ed inquietudine.

Il metodo non cambia, ma il livello di sensibilità richiesto è un po’ più elevato.

Gli ostacoli fisici sono molto più abbordabili. Andare oltre le barriere del proprio corpo è senz’altro più semplice rispetto a ritrovarsi di fronte a quelle offerte dalle nostre propensioni psico – emozionali.

Eppure, se siamo arrivati sin qui, significa che siamo abili e arruolati per farlo

Come abbiamo fatto per il dolore fisico, dovremmo andare ben oltre queste sensazioni più sottili, al di la del velo illusorio di ricordi, proiezioni future, o situazioni in corso d’opera.

Qualsiasi cosa essa sia, se viene analizzata nei suoi cavilli, ci riporterà alla realtà consapevole. Scopriamo che non è per merito di queste sensazioni che proviamo dolore, ma è il nostro attaccamento alle stesse a generare la nostra stessa sofferenza.

Arrivati a questo punto diventa una questione molto delicata e soggettiva. Al pari di Virgilio che lasciò Dante alle porte del Paradiso, nessuno può dirvi come sarà e come proseguire.

E’ davvero un compito strettamente personale, che richiede diverso tempo, molta volontà e tanta costanza.

 

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