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Meditazione: cosa significa meditare – Atto II

Nel precedente articolo (clicca qui per leggerlo) abbiamo visto perchè è importante imparare la pratica della meditazione

Prima di iniziare a meditare è però necessario investigare oltre i luoghi comuni costruiti intorno a questa disciplina.

Per azzerare ogni genere di aspettativa e relazionarci con il suo funzionamento concreto, abbiamo bisogno di comprendere cos’è la meditazione.

Meditazione è un termine. Già ora potremmo fare il nostro primo esperimento: osservare come la nostra mente costruisce associazioni partendo da una sola parola.

Quando si parla di meditazione molti pensano subito ai monaci, agli eremiti, alle visioni paranormali, agli stati di trance, a figure di santi… o come raggiungere il proprio successo personale.

Anche se esiste una relazione con ognuna di queste realtà, la meditazione va ben oltre queste acquisizioni.

Durante la meditazione, come nella vita in genere, possono accadere svariati eventi.

Possiamo provare piacere per alcune sensazioni dovute al rilassamento e alla calma.

Possiamo notare il fastidio che incombe mentre iniziamo a scavare nel passato e ad esplorare le cause del nostro dolore. Si possono udire voci, avvertire presenze e così via.

Son tutti compagni di carrozza e che comunque non rappresentano la meta del nostro viaggio.

Il nostro obiettivo è la consapevolezza

A dispetto di ogni circostanza possibile e immaginabile, vogliamo imparare a fare ciò che va fatto, al momento giusto nel posto giusto.

Non si tratta di sotterrare le paure e nemmeno di affogare le emozioni. Al contrario, la meditazione ci costringe a diventare coscienti di ciò che è. Ci rende guerrieri di fatto nel mondo reale.

Non si occupa di farci diventare invulnerabili. La meditazione ci invita ad accettare la nostra vulnerabilità e di affrontarla, indipendentemente da ciò che accadrà.

E’ uno stato attraverso il quale è possibile sperimentare la naturale impermanenza di ogni situazione, sia essa piacevole o insoddisfacente.

Spesso ci illudiamo di essere già in una posizione di comprensione e di presenza. Pensiamo di vedere esattamente le cose come sono e di averne il controllo, ma non appena succede qualcosa che ci turba, schizziamo o ci deprimiamo.

Siamo talmente distratti che ci rifiutiamo di destarci dal sonno. Come fosse un mattino d’inverno, freddo e piovoso,  e non vogliamo uscire dalle coperte, pur sapendo che prima o poi bisognerà farlo.

Occorre chiaramente uno sforzo notevole ed un’attitudine che ci fa dire “no” ogni volta che la nostra mente vuole rifugiarsi nelle stanze dell’agio e del vizio.

Meditazione

La meditazione è un mezzo efficace per osservare le proprie reazioni ai vari stimoli

Prendiamo atto che non abbiamo alcuna necessità di farci ingabbiare da noi stessi e dall’ossessione del pensiero.

I primi risultati sono apprezzabili da subito, ma è un processo a scomparsa che funziona come una matriosca. Quindi esiste il giorno in cui iniziate e poi continua a oltranza. La sfida si rinnoverà ogni giorno e dovremo essere pronti ad impugnare la spada, sempre e comunque.

Se riusciamo ad accettare che questo percorso presenta imprevisti di una certa portata, e che non possiede una fine come invece ce l’hanno i corsi, i romanzi e i films, allora avremo una possibilità di riuscire.

Per far questo necessitiamo di un ingrediente fondamentale: l’Atteggiamento

Finora abbiamo compreso quanto sia importante non crearsi aspettative e soprattutto non alimentare visioni fantasiose per iniziare a far chiarezza. Altrettanto decisivo è l’approccio.

Se abbiamo atteso fino a questo momento per capire e capirci meglio, senz’altro non abbiamo la necessità di andare di fretta. Occorre molta delicatezza, sensibilità e senso dell’ironia.

Dobbiamo abbandonare quella pretesa che si presenta ogni qualvolta ci interfacciamo con qualcosa di nuovo. Siamo chiamati solo ad osservare, niente di più.

Quindi non occorre sforzo eccessivo, ma solo la volontà di “esserci” senza la compulsione di arrivare chissà dove.

Dovremmo imparare a mollare la presa dal proprio pensiero. Lasciar scorrere è di gran lunga l’azione migliore da intraprendere.

Dal momento in cui è un nuovo modo di fare per molti, occorrerebbe quanto meno sperimentarlo senza cedere alla discorsività che si innesta non appena scorgiamo un pensiero.

Ci comportiamo spesso alla pari di un neonato: ad occhi chiusi, muove inconsapevolmente la bocca fino a quando non trova la tetta della mamma, per poi piangere quando non la trova. Ma nel nostro caso l’attaccamento genera ben altre proiezioni e risultati.

Mettersi in connessione con ciò che realmente siamo richiede coraggio, ed ogni volta che vediamo una falla non dovremmo giudicarla e nemmeno nasconderla o rifiutarla. Lasciamo che arrivi, osserviamo e accettiamo la sfida, sempre in modo sornione e sorridente.

Un altro elemento catartico è porre fine al confronto

Benchè siamo in grado di riconoscere l’esistenza delle differenze dovremmo anche essere capaci di apprezzarle.

La biodiversità è un dato di fatto, non una condanna. Attaccarsi all’idea del più brutto, del più giusto, del meno fortunato, etc. genera solo frustrazioni ed alimenta sentimenti di rivalsa rispetto ad una realtà che è ben altra cosa rispetto alla nostra ignoranza del momento.

Nella sua universalità, la condizione umana è identica per tutti, ma è soggettiva e stratificata secondo il livello di percezione che ne abbiamo.

Il nostro percorso comincia proprio da qui e dal prossimo articolo vedremo come iniziare ad affrontare la Pratica della Meditazione.

Non perdere il prossimo articolo Meditazione: scopri come praticarla!

 

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