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Meditazione: dove e quando meditare – Atto IV

Vediamo come dare vita al processo della meditazione.

Molti filosofi e maestri del passato hanno sempre sottolineato che la realtà che ci ritroviamo a vivere è il risultato delle nostre abitudini.

Ad oggi sappiamo anche che le abitudini sono la diretta conseguenza di azioni che si susseguono nel tempo. Azioni che scaturiscono dalla ripetitività di parole e pensieri.

Abbiamo bisogno di un mezzo funzionale che ci aiuti ad “entrare nella zona” e continuarci a stare per tutto il tempo che serve. Senza le basi scordiamoci le altezze, di qualsiasi genere esse siano.

Ma come facciamo a mettere in pratica questo principio?

Per analizzare la qualità dei nostri pensieri, e di tutto ciò che ne deriva, dobbiamo iniziare a meditare.

Una volta deciso che “vogliamo farlo”, il passo successivo è trovare il giusto luogo di pratica.

Il posto che fa al caso nostro dovrebbe essere possibilmente appartato, lontano da fonti di rumore e disturbi di vario genere. Soprattutto all’inizio dovremmo evitare di essere osservati: per il praticante inesperto, sapere di essere sotto gli occhi di qualcuno può diventare fonte di continua distrazione.

E’ possibile meditare in gruppo purchè non diventi fonte di ulteriori attaccamenti. Benchè meditare insieme ad altre persone possa infondere un senso di fiducia e coraggio, rischiamo di dar vita all’ennesimo processo di dipendenza, allontanandoci dal nostro obiettivo.

Sarebbe meglio costituire prima il proprio nucleo

Solo quando siamo davvero consapevoli della nostra totale indipendenza possiamo inserirci in un contesto più ampio.

Anche la musica. Sebbene sia piacevole, per il meditante può rappresentare un sovversivo per portare la mente lontano dall’osservazione, deviare dai binari di partenza e perdere il focus.

Idem per odori troppo forti, rilasciati anche da incensi e simili. Se proprio vogliamo “rinfrescare” l’ambiente, accertiamoci di utilizzare sostanze naturali e salubri, in accordo con ciò che ci apprestiamo a fare.

Il livello di attenzione è tutto, e noi vogliamo esserci

Le luci soffuse, come quelle generate da una candela, vanno bene, purchè non alimentino il senso di sonnolenza: altro grande spauracchio nell’ambito della meditazione.

Dopo aver scelto quale sarà il luogo di pratica, dobbiamo decidere per quanto tempo vogliamo meditare.

Sarebbe meglio deciderlo prima: questo crea un raggio d’azione nella propria mente, e ci predispone attivamente a ciò che andremo a fare. Non deciderlo in partenza potrebbe alimentare e/o aumentare il senso di svogliatezza, noia, ansia, etc.

Come ho scritto in precedenza, un neofita non dovrebbe superare i 15-20 minuti di pratica per volta, per ovvie ragioni.

Prima di ogni altra cosa un principiante necessita di sperimentare i fenomeni di natura psicofisica che avvengono nel corso della meditazione.

Meditazione

E’ come imparare a camminare: non possiamo bruciare le tappe

Avevo poco meno di un anno quando iniziai a muovere i miei primi passi. Un giorno, mentre giocavo con il girello, ebbi la felice idea di usarlo come “scalino” per raggiungere il piano cottura. Afferrai una pentola piena d’acqua bollente, persi l’equilibrio.. frittata fatta. Mi ustionai tutto il petto ed un occhio, rischiando seriamente di danneggiarlo a vita. Fortunatamente me la cavai. Tuttavia mia madre racconta che rimasi molto traumatizzato e non volevo più camminare. Mi ci vollero svariati mesi prima di ricominciare a farlo.

Detto questo, nella meditazione funziona alla stessa maniera. Se esageriamo nella pratica, i dolori di natura fisica e le ripercussioni sul piano psicologico possono spaventarci e quindi spingerci ad abbandonare anzitempo.

Per evitare questi accadimenti dobbiamo avere la pazienza di auto disciplinarci. Quando si parla di disciplina ci si immagina spesso una persona autorevole che maneggia un frustino, e che è pronto ad usarlo se non facciamo ciò che ci viene richiesto. Chiaramente non è così.

Qui si parla di uno strumento che ci viene in soccorso per prendere le redini della nostra mente e quindi della nostra vita, proprio per evitare che sia qualcun altro a farlo per noi. Per auto disciplinarsi dovremmo evitare di essere troppo severi con noi stessi, e al contempo non essere troppo indulgenti.

Diventare il proprio educatore e maestro richiede un grande atto d’amore e responsabilità

Immaginiamo di aver a che fare con un bambino. E si, siamo noi.. il bambino!

Il tempo di pratica può essere man mano allungato, magari 5 minuti in più una tantum. Ma questo dovrebbe avvenire naturalmente e non in maniera imposta. Dovremmo percepire la serenità di farlo e non entrare nell’ennesima sindrome da performance.

Una volta scelto il luogo e la durata della nostra meditazione, dovremo occuparci soltanto di ripetere l’esperienza, mettendo in conto che ogni giorno è diverso dall’altro.

Scegliere di praticare sempre nello stesso posto e alla stessa ora è un ottimo modo per creare una solida, positiva e constante spinta all’azione.

In questo modo supereremo gradualmente diversi ostacoli, e che nei prossimi articoli vedremo come affrontare.

 

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