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Meditazione: scopri come praticarla – Atto III

Nel precedente articolo abbiamo compreso cosa significa praticare la meditazione. (Leggi l’articolo)

Oggi invece vedremo come si pratica la meditazione e come affrontare i primissimi passi in questo lungo viaggio.

La Posizione

La prima cosa da settare è la postura. Per restare in posizione durante tutto il tempo che abbiamo deciso di meditare, (inizialmente non dovrebbe mai superare i 15-20 minuti) necessitiamo di alcune precisazioni.

Nel nostro caso, la messa a punto della postura deve consentirci di poter restare stabili il più possibile. L’immobilità del corpo presiede all’immobilità della mente: elemento fondamentale per condurre abilmente la nostra ricerca.

Per far questo abbiamo bisogno di adottare posizioni che garantiscano un certo equilibrio di base e che limitino l’insorgere di dolori, tensioni e sonnolenza.

Seguendo questa linea guida possiamo prendere in considerazione 3 posizioni di base.

La prima è la seduta a gambe incrociate.  Non significa intrecciarsi i piedi come un contorsionista (!), ma semplicemente piegare le ginocchia verso i lati esterni, ed incrociare le gambe una sull’altra con i talloni verso i genitali.

La seconda è la seduta a gambe distese in avanti. Possiamo anche poggiare la schiena su di un muro, o superficie simile.

La terza è la seduta classica sulla sedia. Da adottare per chi ha problemi specifici o semplicemente vuol limitare le sensazioni dolorose e focalizzarsi meglio sull’osservazione.

Per aumentare la nostra stabilità possiamo anche utilizzare un cuscino da tenere sotto i glutei. Evitare consistenze troppo morbide o rigide: una via di mezzo è sempre quella giusta.

In tutti i casi la colonna deve sempre essere diritta e allineata. Questo non significa essere tesi come un soldato: calma e delicatezza.

Testa allineata, con il vertex (punto più alto del capo) diretto  verso l’alto, mento che segue leggermente verso la nostra gola e coccige che tende a radicarsi gentilmente verso il pavimento.

Rilassare gambe, anche, busto e capo. Le braccia seguono la forza di gravità. Poggiamo le mani sulle ginocchia, sulle cosce, o riponiamole l’una sull’altra come per formare una coppa e posizioniamole sotto l’ombelico. Occhi chiusi o semi – aperti che tendono a guardare la punta del naso, senza fissarla. Palpebre completamente rilassate.

Lasciamo che l’addome si distenda e che il diaframma si espanda, poco per volta. Siamo pronti.

Meditazione

Mente, Respiro e Concentrazione

Per quanto lo scopo della nostra meditazione non sia la concentrazione, ma la chiara visione, noterete da soli che la mente necessita di essere afferrata e gradualmente addestrata.

Per realizzare questa impresa abbiamo bisogno di un mezzo efficace, non violento e tangibile. Una via per far si che la mente resti concentrata, quanto basta per evitare distrazioni. Questo strumento è il Respiro.

Nel primo articolo abbiamo visto cosa accadeva alla media immaginazione al solo proferire della parola “meditazione” (ricordate?), con il termine “respiro” accade esattamente lo stesso. Quando si parla di respirazione molti iniziano a riempire d’aria i polmoni in maniera vigorosa, spesso sollevando le clavicole, emettendo suoni, tappando le narici in stile yogico, etc.

Per la nostra meditazione non funziona così. Basta davvero poco e fatto davvero molto bene.

Tutto ciò di cui necessitiamo è respirare nel modo più naturale e disinvolto possibile, senza alcuno sforzo.

Inspirare lentamente, avvertire la piccola pausa quando i polmoni sono quasi del tutto pieni, espirare lentamente, avvertire la piccola pausa esistente quando i polmoni sono quasi del tutto vuoti, e ricominciare.

Man mano che lo facciamo possiamo prestare attenzione al flusso che l’aria compie durante queste fasi.

Attraverso l’esercizio noterete che la tendenza della mente è quella di distrarsi. Ed ecco che affiorano immagini del passato oppure proiezioni e pensieri riguardanti il futuro: ma il nostro obiettivo è quello di essere il momento, l’istante vivo.

Quindi ogni volta che la mente si dirige altrove dobbiamo essere pronti e capaci di riportarla in asse.

Un buon metodo è quello di portare l’attenzione al livello delle narici, notare il contatto con l’aria e come, un passo dopo l’altro, il respiro diviene sempre più sottile e leggero.

Si possono anche collegare le inspirazioni con le espirazioni, cioè evidenziare e presenziare le fasi che intercorrono tra le due.

Oppure possiamo semplicemente contare. Si possono numerare i respiri, contare in maniera crescente durante l’inspirazione e decrescendo durante l’espirazione, etc. Ognuno può trovare il proprio metodo, purchè sia funzionale al nostro obiettivo: essere nel presente ed osservare tutto ciò che arriva.

L’Abito

In questo caso adotteremo vestiti comodi e possibilmente in tessuto naturale.

Cerchiamo di evitare abiti aderenti in quanto possono ostacolare il flusso sanguigno. In occasione della meditazione si può apprezzare una discreta espansione dei tessuti, contribuendo al corretto svolgimento delle attività cardio – vascolari.

Ora abbiamo tutto ciò che serve per iniziare. Non mi resta che augurarvi una buona e risolutiva esplorazione!

Continua…

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