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Muay Chaiya: il mio primo allenamento

Muay Chaiya: il primo allenamento non si scorda mai..

“Ti ho osservato a fondo insieme al supporto dei miei Maestri. I tuoi movimenti, la tua capacità di controllo e le tue espressioni nel corpo a corpo. Credo sia arrivato il momento di approfondire la tua ricerca sul Muay Thai Antico: dovresti incontrare Kru Ying. Con lui avrai modo di studiare una tecnica formidabile proveniente dal Siam, il Muay Chaiya. Un appuntamento importante, da non mancare se vuoi sfruttare pienamente le tue caratteristiche.” – Kru Nick

Avevo seguito le indicazioni di Kru Nick, mio maestro di Muay Jerng ( guarda l’ Intervista ).

Entrai in contatto con Kru Ying. Non conoscevo quest’uomo, e non avevo mai sentito parlarne.

Sul posto avevo invece avuto modo di documentarmi sullo stile, e notato le grandi abilità del Gran Maestro Kru Preang, che per anni ha istruito Kru Ying nel Muay Chaiya, rinomato per l’accuratezza dei colpi e l’imprevedibilità di movimento.

Master Napaphop Pramuan (Kru Preang).  Ineccepibilmente esperto in Muay Chaiya e Scherma Antica Thailandese (Krabi Krabong). Ha ereditato questo lignaggio ininterrotto nei secoli senza mai perderne la struttura portante, secondo l’antica tradizione Siamese. Ad oggi è uno degli unici e migliori maestri rimasti in tutta la Thailandia per la conservazione di queste discipline.

“Mi svegliavo presto al mattino con un unico pensiero, allenarmi. A quel tempo c’era un solo mezzo per andare dal mio maestro e dovevo assolutamente occuparmi di non perderlo. Dalla mattina al pomeriggio praticavamo Muay Chaiya, e dal pomeriggio alla sera Krabi Krabong. Nel tornare a casa è spesso capitato di non trovare la barca per attraversare il fiume, e dovevo farlo a nuoto, per poi ricominciare al mattino seguente. Ho continuato ad apprendere ed allenarmi con diversi Maestri fino all’età di 40 anni, per poi dedicarmi all’insegnamento.” – Kru Preang

Era un Sabato dei tanti durante la stagione dei monsoni – il mio ipotetico giorno “off” fino a quel momento: da li in poi anche i miei week end sarebbero diventati “mezzi funzionali” da dedicare alla mia formazione, portando a quota zero il mio tempo libero.

Presi la moto e non appena varcai la soglia del cancello il temporale non tardò all’appello.

Nonostante Kru Ying mi avesse spiegato dove recarmi, non riuscivo a trovare il posto. Prima di arrivarci mi accorsi che zaino, maglia e sarong (pantaloni tradizionali thai) erano irreversibilmente inzuppati! Inizio bagnato, inizio fortunato..almeno cosi si dice..

Kru Ying mi accolse per la prima volta nella Lion Fighter, una vecchia palestra situata in uno stadio polivalente a ridosso di un tempio. Dopo una piccola presentazione mi invitò subito a prendere parte alla lezione.

Dopo aver recitato il mantra di apertura…

Lui: “Primo esercizio. Piedi larghezza spalle, fletti le gambe, gomiti al fianco, fletti le braccia a 90 gradi, apri e chiudi le mani.”

Io: “Tutto qui? E poi?”

Lui: “Solo questo.”

Non potevo crederci. Dopo anni di allenamento nelle arti marziali mi ritrovavo li, ad aprire e chiudere le mani nella posizione tipica di chi è in preda alla dissenteria. Fui lasciato in quel modo per i primi 20 minuti. L’acqua continuava a sgocciolare dai miei vestiti creando una piccola pozzetta.. e come di consueto, senza troppe attese, le zanzare di turno presero parte al banchetto!

 

Muay Chaiya Primo Allenamento

 

Nel frattempo vedevo gli altri ragazzi eseguire le direttive vocali: “Uno-Due-Guardia. Uno-Due-Calcio-Guardia. Uno-Due-Calcio-Uno-due-Guardia.. etc”.

E fu in un frangente che ebbi modo di ammirarlo per la prima volta

Kru Ying, una persona di poche parole, voce dal tono greve e dallo sguardo fermo. Lo osservai dettagliatamente mentre si muoveva.. un fulmine nel vento! Scandiva le sue combinazioni in crescendo,  imperterrito, senza mai fermarsi, un timing sempre vario. Ad ogni cadenza sapeva esattamente dove portare il peso, mai un’istante fuori posto. Ogni singolo passo era settato con una precisione che definirei marziana, presenza ed estremo equilibrio in ogni colpo.

Rimasi folgorato: se le movenze fluide e setose di Kru Nick avevano aperto un divario incolmabile tra ciò che avevo vissuto in occidente e ciò che trovai in Thailandia riguardo al Muay, Kru Ying invece sancì un punto abissale di non ritorno.

Credo che in quell’istante avvenne qualcosa di magico – non so se mai potrò spiegarlo a parole. Per un momento mi sentii enormemente fuori luogo, in un contesto totalmente fuori dalla mia comprensione (mentale), mentre a livello fisico percepivo qualcosa di tremendamente naturale e molto vicino alle mie predisposizioni, come se fossi stato li da sempre e solo allora iniziavo a prenderne coscienza.

Poco dopo tornò da me per impostarmi l’esercizio successivo. Man mano che andavamo avanti le correzioni da apportare non erano molte, ma specifiche e millimetriche, da lasciare spazio soltanto al “fare”, senza alcuna possibilità di replica.

Fu una giornata davvero lunga ed estenuante per me, molto snervante dal punto di vista psicologico.

Per circa 3 ore praticai soltanto esercizi di base per cominciare a comprendere e metabolizzare gli angoli e la biomeccanica di questa specialità.

Niente tecniche mozzafiato che di solito spopolano sul web, niente sparring, niente ego-moment. Testa e spalle in linea, piedi per terra, equilibrio, postura e respirazione.

E soltanto verso la fine sentii la famosa parolina.. “ Footwork”.. un altro capitolo!

Non c’era scampo. I fondamentali praticati i primi mesi con Kru Nick  avevano messo delle radici solide che andavano fissate e maturate ( leggi Il mio primo allenamento nel Muay Jerng ). Il mio percorso iniziava a prendere un andamento ancor più in salita e non mi sarei mai tirato indietro.

In quel frangente il disegno mi fu ancor piu chiaro. Le sensazioni si erano espresse con lucidità ed ancora una volta l’istinto mi spingeva molto oltre.. qualcosa che non potevo comprendere solo con la ragione.

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