Muay Experience

Muay Movement on the road: a season in the abyss

Una stagione negli abissi…

Sono passati un mese, una settimana, quattro ore e trenta minuti da quando ho dato seguito al mio personale “Break Point” (clicca per leggere l’articolo precedente).

Chi siamo? Cosa facciamo? Per chi e per cosa lo facciamo? Quali sono i nostri scopi? Da cosa siamo così attanagliati? Cosa ci fa digrignare i denti? Meglio preoccuparsi di cosa fare nel tempo libero o magari riprendersi definitivamente il proprio tempo?

È a partire da queste ed altre considerazioni che ho intrapreso un cammino impercettibile, che muove i suoi passi felpati dal profondo degli abissi.

Vi scrivo dalla “Zona Rossa”, dalla “Dangerous Area” del non-comfort, quella dove sei costretto ad adattarti un momento dopo l’altro e dove non c’è nessuno a tenerti la mano.

Tranquilli. Nulla a che vedere con le sviolinate motivazionali ed il carisma libresco tipico dei rivoluzionari “sulla carta”.

Tutto prende forma da un’alba che si fa spazio fra gli spiragli della tua tenda, invitandoti ad aprire gli occhi.

È ora. Devi uscire dal sacco. Impacchettare tutto in buste di plastica. Togliere il grosso della condensa. Fare esercizio per sgranchire le ossa dai dolori ed eliminare un po di umidità accumulata durante il sonno. Applicare un po di balsamo per lenire punture di insetti ed irritazioni varie. Metterti in moto per procurarti cibo e acqua. Percorrere svariati chilometri con la tua casa sulle spalle. Attivare i sensi per trovare un luogo sicuro ed appartato dove spendere la notte successiva. Guarda il video

E poi ricominciare, augurandoti che il nuovo giorno porti con se almeno un’ora di sole, per poter asciugare te, le scarpe e gli abiti che indossi.

 

Muay Movement on the road

 

Alla stregua di un bisogno primario, la filosofia, il perbenismo acquisito, le morali imposte e tutte le forme organizzate sono pari al nulla assoluto.

Qui puoi scorgere soltanto opportunità, e l’unica spiritualità che puoi incontrare e che rappresenta la differenza è il buon senso del “Fare”.

Ed è proprio da questa dimensione, quasi del tutto inesplorata, che inizio a raccontarti una storia.

Vite telecomandate, intere generazioni cresciute a stampo: religione, scuola, idee di carriera, modi di comportarsi, di esprimersi, di mangiare… e tutta una serie di altre imposizioni. Fino ad arrivare ad oggi, dove anche lo sport, le attività all’aperto e le motivazioni personali vengono architettate e modellate su scala industriale.

E mentre siamo così impegnati ad inglobare tutte queste nozioni, nessun barlume di coscienza. Nulla che includa la nostra vera natura. Totalmente assuefatti ed incapaci di riconoscere ciò che siamo in grado di fare per differirlo da tutto ciò che non vorremmo mai essere.

Abbiamo davvero “scelto” noi di chiuderci nell’inferno interattivo dei dispositivi elettronici, delle serate cool, delle tasse e dei mutui decennali da pagare, delle “divise” da indossare? Ci siamo mai chiesti per cosa stiamo lavorando e se sia davvero l’unica soluzione a portata di mano? Cosa siamo disposti ad accettare pur di sostenere inutili vezzi e dipendenze?

Se solo ci fermassimo un attimo ad analizzare una questione per volta, potremmo senz’altro renderci conto delle assurdità alle quali ci costringiamo e con le quali cerchiamo vanamente di giustificare la nostra condizione.

Uno status che ci vede tutti attori

Ognuno ad agognare le proprie sofferenze ed intento a crogiolarsi in singolari masturbazioni egoiche sulle possibili ed eventuali conquiste. Persi tra bramosie di successo ed invidie pregresse.

Un po di numeri on the road!

  • 2 su 3 dicono che è colpa dello Stato. Il 3° dice che è colpa degli italiani (chiaramente riferendosi agli “altri”).

  • 3 su 3 affermano “Fintanto che gli italiani avranno un pasto ed una partita di calcio, non ci saranno mai rivoluzioni” (sempre rivolto agli “altri”).

  • 2 su 3 non rispondono al “Buongiorno/Buonasera” e spesso, per questo, ti guardano storto.

  • 2 padri su 3 insegnano al figlio come calciare una palla, con tanto di termini tecnici ed esclamazioni da stadio. Il 3° dà una palla al figlio e gli dice di giocare mentre stappa una birra.

  • 2 su 3 sono fedeli al sistema. Il 3° è un figlio dei fiori felicemente integrato al pubblico pagante.

  • 2 ostelli/camping su 3 hanno prezzi uguali ad alberghi.

  • 2 enti ecclesiastici su 3 chiedono tariffe uguali ad ostelli ed alberghi per ospitare il prossimo (alcuni applicano un’extra per fare una doccia).

In tutto questo teatro possiamo distinguere due grandi realtà. Quella delle Vittime e quella dei Carnefici.

Le stesse parole ne identificano le caratteristiche, con conseguenze abbastanza ovvie. Parti unite ed interdipendenti come lo yin e lo yang del simbolo taoista.

Ma se tutto questo finisse? Cosa accadrebbe?

Per capire l’uomo dovremmo studiare la storia al di fuori dei testi scolastici.

I fenomeni sociali appena descritti si ripetono da millenni: semplicemente cambiano contesti e costumi.

E, scendendo nell’ambito delle competenze professionali, lo stesso è accaduto per l’allenamento fisico e le arti marziali.

Nella Grecia Antica si utilizzava il termine “Psichè”, con il quale si identificava l’unione tra l’essere umano e la sua essenza divina, senza alcuna separazione. In seguito alle tendenze e agli influssi culturali, corpo e mente furono divisi in entità a se stanti.

Da questa prospettiva, per esempio, potremmo intuire l’origine di vari disturbi comportamentali dovuti appunto alla perdita netta della visione d’insieme.

Abbiamo così cominciato a confondere il sapere fattuale con la narrazione dello stesso. Concetto dal quale scaturisce un modo pratico per fare business.

Da quando i “pochi” hanno compreso che i “molti” seguono gli eventi emozionali invece di lasciarsi istruire dalle funzioni naturali, è stato infatti possibile inventare di tutto pur di compiacere per vendere e fare proselitismo.

Chi ha soldi studia giorno e notte per farne altri. Chi non ha nulla si lascia sedurre dall’idea di “possedere qualcosa”, mettendosi nelle mani dei possedenti. Entrambi diventano macchinette ossessive ed ossessionate in un macabro gioco che dura da secoli e che non conosce nè vincitori nè vinti.

È una neuro prigione della quale ognuno possiede la chiave per venirne fuori.

Allenarsi alla Vita e Combattere per un Fine Nobile: alture che vivono esclusivamente nella Pratica. Principi che non si possono definire nè riassumere sulla base dei propri capricci.

Vivere sganciati da Babilonia, e dai suoi servitori, ci costringe alla paziente e costante osservazione.

Cosicchè si inizia ad intravedere la Via del Guerriero, una terra senza confini. Un sentiero che purtroppo non è segnalato dal CAI, e che di certo non incontreremo mai in un corso, nelle uniformi o in un manuale.

 

Muay Movement – Prossime Tappe on the road:

25, 26 e 27 Maggio Prato (Toscana)

2 e 3 Giugno Trento (Trentino)

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