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Zombie Fight Club: 5 Morsi Fatali per l’Artista Marziale

Ad oggi, il panorama delle Arti Marziali e degli Sport da Combattimento è talmente variegato da aver raggiunto un alto grado di saturazione.

Parliamo di discipline che, per via di visioni ed aspettative personali, molto spesso vengono ristrette in solidi loop, ben radicati nel subconscio e quasi impossibili da estirpare.

Si tratta di potenti meccanismi associativi che lavorano come le grandi campagne pubblicitarie, offrendo soluzioni per tutte le “simpatie”.

E, proprio come accade per lo “shopping inconsapevole”, ci si ritrova frequentemente schierati in un plotone piuttosto che un altro, con l’estrema convinzione di essere sulla “retta via” e di “lottare” per la bandiera migliore.

Vediamo ora i 5 Indizi che possono aiutarci a comprendere se ci troviamo di fronte allo Zombie Fight Club, se ne facciamo parte e/o se ne vogliamo venir fuori.

1. Zombie Fight Club – Cinematografia

Da quando le Arti Marziali hanno preso un posto stabile nel mondo del cinema, nonostante i dati di fatto, comprendere la distinzione tra fiction e realtá appare una memorabile impresa.

Sono davvero molti ad essere convinti che Bruce Lee, Van Damme e tutti gli attori di rito, siano stati effettivamente dei Formidabili Combattenti, Maestri di Lotta e di Vita (ps. “informarsi concretamente” forse potrebbe fare un po’ di chiarezza, ma poi finirebbe il film…).

Questo, in sé, non é triste: seguire le proprie convinzioni é un sacrosanto diritto.

Tuttavia, vedere come fighters ed allenatori professionisti, che fanno soltanto questo dalla mattina alla sera, vengano snobbati o considerati alla pari di un attore… beh, non é proprio il massimo.

Che ci piaccia o meno é cosí. Ne facciamo ammenda.

2. Zombie Fight Club – Il nemico interiore

Questo è un must multisettoriale.

Convincere una persona di possedere un “nemico interiore” non è assolutamente diverso dalla propaganda ipnotica di politiche e religioni.

Da ere immemori, per via della tensione esistenziale di fondo, l’uomo avverte la necessitá di dare la caccia a qualcuno, che sia il prossimo o addirittura sé stesso. Sembra ci debba essere per forza un Nemico da fronteggiare! Tutto per mascherare i propri istinti che andrebbero addestrati a monte, senza capri espiatori.

Questo é in parte dovuto alla mal distribuzione in larga scala delle massime filosofiche orientali.

Confucio affermava “Chi sostiene di farcela e chi sostiene il contrario, finiscono entrambi per avere ragione”.

Per comprendere che in sé stessi vi sono tutte le soluzioni atte a risolvere ed affrontare problemi di vario genere, basta ascoltare la propria natura. Focalizzarsi sulle proprie caratteristiche e riconoscere le proprie abilitá.

Concentrandosi su quanto c’é di buono in noi, rinunciando alla proposta di conformismo, consente di innescare automaticamente un processo di disillusione.

In questo percorso, l’Ego é un supporto fondamentale; diversamente saremmo tutti uguali, fatti con lo stampo! Ognuno ha qualcosa da migliorare e la risposta non é nel “nemico”.

Zombie Fight Club

3. Zombie Fight Club – La rotella fuori posto

Riguarda tutti coloro che ostentano una costante sete di combattimento.

“Perché il ring, la gabbia, tu non lo sai ció che si prova, l’adrenalina, go hard or go home, no pain no gain…”… e tutta la fuffa a seguire.

Sono cresciuto per strada. É capitato di trovarmi in situazioni spiacevoli dove saper combattere puó davvero essere utile.

Ma, sempre per strada, ho imparato che c’é un abisso tra chi é costretto e chi invece se la va a cercare.

C’é un equilibrio in tutto ed é compito di ognuno trovarlo.

“Perché, per apprezzare il combattimento, devi avere qualche rotella fuori posto.”

Per quanto possa suscitare una sorta di pumping emotivo, non c’é alcun Valore in queste parole.

In questi casi, siamo di fronte a proiezioni adolescenziali non ancora risolte, con un netta richiesta di attenzioni.

L’associazione Combattente-Caso Umano e tutte le visioni tipiche da ghetto sono cliché ampiamente superati; la forzatura é abbastanza evidente.

4. Zombie Fight Club – Stili e Spiritualitá

“La religione é l’oppio dei popoli.”

Son certo che sará capitato quasi a tutti di confrontarsi almeno una volta con questa frase.

Qualcuno afferra anche il senso in profonditá, ma spesso si é in grado di riconoscere questo gap solo rivolgendosi ai limiti che riguardano l’estraneo… l’altro, questo strano sconosciuto!

Approssimativamente durante gli anni ’70 i movimenti marziali orientali iniziarono a prendere piede in occidente. Un fenomeno massivo che ha poi persuaso milioni di persone ad adottare movenze esotiche dall’estremo potere auto-suggestionante.

Il placebo, si sá, é provato dalla scienza, specie quando viene da molto lontano. Piú lontano é, meno si conosce e piú funziona.

Tuttavia, “passato il santo passa la festa” ed i problemi di sempre tornano a galla.

Una volta svelato l’arcano, l’effetto della suggestione svanisce e bisogna correre ai ripari. Spesso, come a volte si fa in casa, si finisce per cambiare la disposizione degli oggetti nella gabbietta e si ricomincia tutto da capo.

Sono piú unici che rari i casi in cui si accetta l’infondatezza di determinate credenze e si decide di lasciare il porto per iniziare il Viaggio, quello vero.

Tutto ció che viene fatto con totale assorbimento é un atto universalmente spirituale.

Colpi, Lotta e Ripetizione, questo é. Fine delle ideologie settoriali. dei circoli richiusi su sé stessi, dei fanatismi e delle immedesimazioni di corrente.

Un’oretta di solo jab, magari seguita da un ottimo caffé non sarebbe male come inizio! Che dite? Offro io!

5. Zombie Fight Club – Costumi e Identitá

Il bisogno innato di ricercare la spiritualitá assume dimensioni ancor piú importanti quando viene associato a simboli ed usanze.

Amuleti, incensi, bracciali, collane, tatuaggi, imposizione delle mani, uniformi, tuniche, militaria, cinture colorate, formule in lingue sconosciute e tutta la gadget mania di coda.

Da svariati anni vivo, studio e viaggio per l’Asia.

Mi capita spesso di ammirare il Bel Paese da lontano e vedo così tanta gente vogliosa di vestire, mangiare, comportarsi,  muoversi, parlare e praticare costumi orientali.

Come si evince dalla mia condivisione, dovendo rispetto all’etichetta dei luoghi da me battuti, ho preso più volte parte a riti e tradizioni.

Dopo aver permeato il cuore di queste culture, decisamente profonde, poetiche ed affascinanti, non riesco minimamante a riproporre e riprodurre gli stessi mentalismi folkloristici in occidente; non ci sarebbe nulla di più meccanico ed insensato.

Comprendo bene la seduzione del linguaggio emozionale ma, per chi riesce davvero a fare il “punto”, non vi è altro che un ricongiungimento circolare alle proprie origini. 

Allora, quasi di riflesso, riaffiorano i 3 setacci di Socrate: se è Vero, se è Buono e se è Utile.

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